Nomadi Digitali, i nuovi Vagabondi del Dharma

Partiamo dalla genesi per chi fosse ancora vergine degli argomenti che andremo a trattare.                                                                                              Chi sono i viaggiatori che oggi chiamiamo Nomadi Digitali?                 Chi sono gli esploratori montanari che Kerouac ci presenta come Vagabondi del Dharma?                                                                                                E cosa accomuna queste due generazioni di ribelli pacifisti?

I NOMADI DIGITALI

Il concetto base che riassume la filosofia dei Nomadi Digitali sta nell’espressione che li ritrae al meglio: di Pionieri di una nuova Era, espressione creata da loro stessi. Sono in gran parte giovani accomunati da diverse caratteristiche, che li rende riconoscibili in tutto il mondo e li lega ad una linea di pensiero aperta a chiunque voglia entrare a farne parte.

Sono degli individui liberi (e vedremo in seguito sotto quali aspetti), indipendenti e amanti di uno stile di vita controcorrente. Ciò li spinge ad uno spostamento continuo in località poco turistiche e ricercate dalla nicchia, ma spettacolari agli occhi di chi sa apprezzarle. In un mondo dove le basi del successo, effimero e limitato, pongono le proprie basi su concetti di superbia, invidia, discordia e bramosia di voler sempre di più, i Nomadi non vedono il perché di tanta competizione. Perché alla fine in un team di menti brillanti indirizzate tutte nella stessa direzione, se si gioca nella medesima squadra non si può che muoversi più in fretta, no? Si collabora quindi tutti insieme per portare innovazioni e soprattutto cambiamenti crescenti nel mondo circostante che tendono ad alleggerire la vita da preoccupazioni effimere.

I VAGABONDI DEL DHARMA

In questo termine invece, creato dallo scrittore americano conosciuto come Jack Kerouac, ritroviamo il gruppo dei beatniks. Parliamo di giovani vagabondi rivoluzionari, di mente moralmente aperta e spirito libero, che hanno dato vita ad una filosofia del pensiero basata sull’importanza della spiritualità e dell’amore per il diverso.

Gli stessi giovani considerati come depravati per le loro attività furibonde e festaiole immersi nelle foreste o tra i fitti alberi di qualche bosco, in cima alle montagne, sotto le stelle di un oceano americano e soprattutto per le autostrade con il pollice alzato aspettando un passaggio per il West.

La vita per loro era una continua fuga; giovani toccati fin troppo dai bombardamenti di una guerra che nessuno di loro voleva e da un consumismo estraneo per le loro menti. Posavano i piedi su luoghi ancora mai assaporati dai turisti, accomodati dentro grandi macchine dai sedili rotti che ballavano ad ogni buca e materassi morbidi al posto dei bagagliai. Pazzi che volevano fuggire dall’essere staticamente assorbito dalla cultura di massa e dalla classe media fine anni ’50 e inizio anni ’60.

‘’E’ tutto un mondo pieno di nomadi con lo zaino in spalla, Vagabondi del Dharma che si rifiutano di cedere all’imperativo generale che li porta a consumare e dunque a lavorare per il privilegio di consumare, tutte quelle schifezze che nemmeno volevano davvero tipo frigoriferi, televisori, macchine, o perlomeno macchine nuove ultimo modello, certe brillantine per capelli e deodoranti e un sacco di robaccia varia che nel giro di una settimana trovi comunque nella spazzatura, tutti prigionieri di un sistema per cui lavori, produci, consumi, lavori, produci, consumi. Con l’occhio della mente vedo una grandiosa rivoluzione di zaini, migliaia o addirittura milioni di giovani americani che girano con lo zaino in spalla, che salgono sulle montagne a pregare, fanno ridere i bambini e rallegrano i vecchi, rendono felici le ragazze e ancora più felici le vecchie’’ -Vagabondi del Dharma JK

Ma cosa accomuna queste due generazioni che nelle sembianze mai si richiamerebbero a vicenda?

In primis troviamo lo spostamento continuo, che non favorisce più la pratica perduta dell’autostop ma quella dell’aereo o della barca, non scordandosi il viaggio a piedi. La mancanza di fissa dimora o di una carriera lavorativa. I giovani di queste due generazioni si scoprono essere molto ambiziosi e vedono oltre l’occhio corrotto di una società addormentata. Non si accontentano di seguire un percorso prestabilito nonché logorato dal sistema. Riescono, con uno stile di vita diverso ma ingaggiato, a distruggere il concetto del consumismo che sembra così caro alla nostra umanità.

“People buy things they don’t need with money they don’t have to impress people they don’t like”

Vogliono vivere la vita che scelgono loro di vivere, ovunque essa li porti. Sono amanti del minimalismo estremo, tutto ciò di cui hanno bisogno è uno spazioso zaino, cibo e taccuino e penna per gli uni e macchina fotografica per gli altri. Lo spostarsi di continuo diventa così uno stile di vita, non un passatempo o delle comuni ferie. Vivono sulla strada, il mondo diventa la loro casa. Vivono per scoprire le avventure celate dentro un bosco o dentro un ruscello e magari capire qualcosa in più su loro stessi.

Sono generosi perché hanno profondamente capito l’arte del dare. Dare un aiuto ai bisognosi se qualcuno è in difficoltà o sostenere sempre chi momentaneamente non ha un tetto sotto la testa. Infatti, per i viaggiatori ci sarà sempre una stanza in più. Oggi grazie a siti organizzati da giovani imprenditori e negli anni 50’ ce lo spiega sempre Kerouac in Big Sur:

‘’Eppure era un’innocua e piacevole sistemazione per giovani scapoli e tutto sommato una buona idea (…) arrivava in visita gente d’ogni tipo (…) c’era Zen, jazz, alcool e tutto il resto. Per gli ospiti di passaggio come me o Ron Blake c’era sempre un materasso in più per dormire’’.

Anche se parliamo di epoche diverse, il dubbio si fa spazio.

Che i Nomadi siano i figli di quella stessa generazione di folli viaggiatori estremi e conquistatori di foreste, che grazie alle nuove tecnologie siano riusciti a costruire un mezzo per abbattere le prigioni che ci separano e condividere idee e passioni artistiche?

Che dopo tanti anni siano cresciuti e si siano evoluti, per imparare a sfruttare e a fare il migliore uso possibile di una rete che potrebbe darci così tanto, ma usata molto spesso per denigrare gli altri?

Che siano riusciti a connettersi con amici di tutto il mondo e promuovere un avanzamento sociale?


Le parole di Japhy ci riconducono al finale di quest’articolo:

Il vagabondare eterno non ha una risposta definitiva ma ti dirò questo: «Prima o poi ci sarà una nuova generazione di giovani che svegliandosi dal torpore, nel quale il potere li ha intrappolati, rovisteranno nelle soffitte impolverate dei loro genitori e troveranno uno zaino e un sacco a pelo e a questo punto andranno “lungo la strada” a riprendere il cammino interrotto».

Grazie al suo sguardo puntato sul futuro Kerouac c’è l’ha fatta. Ha previsto l’avvenire di nuovi vagabondi del Dharma, di nuovi pazzi Zen della Cina e del Giappone: l’arrivo imminente dei Nomadi Digitali.

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